Gli
insegnamenti fondamentali della Pasqua
Il Signore parlò a Mosè e ad Aronne nel
paese d’Egitto, dicendo:
"Questo mese sarà per voi il primo dei
mesi: sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele
e dite: Il decimo giorno di questo mese, ognuno prenda un agnello per famiglia,
un agnello per casa; se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne
prenda uno in comunione con il vicino di casa più prossimo, tenendo conto del
numero delle persone. Voi conterete ogni persona secondo quello che può
mangiare dell’agnello. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno;
potrete prendere un agnello o un capretto ….” (Esodo 12:1-5)
Questa solennità fu istituita prima della
decima piaga, in cui furono colpiti tutti i primogeniti, degli uomini e del
bestiame presenti in Egitto. Il Nuovo Testamento non lascia dubbi
sul simbolismo fondamentale della Pasqua Ebraica “… poiché anche la nostra
Pasqua, cioè Cristo è stata immolata” (I Corinzi 5:7). Infatti, adempiendo
perfettamente il piano divino, Gesù morì nelle medesime ore in cui gli Ebrei
sacrificavano l’agnello pasquale (Matteo 26:2); Giovanni 19:14-16).
Esaminandola celebrazione della Pasqua, quindi se ne trae una chiara figura profetica
della redazione ottenuta da Cristo, “… l’Agnello di Dio che toglie il peccato
del mondo “ (Giovanni 1:29).
IL SACRIFICIO: LA
PURIFICAZIONE
“ Lo serberete fino al quattordicesimo
giorno di questo mese, e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà
al tramonto. Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e
sull’architrave della porta delle case dove si mangerà” (Esodo 12:6-7). Il
sacrificio pasquale non doveva essere assolutamente
improvvisato. L’animale, selezionato secondo i requisiti fissati da
Dio, era attentamente osservato per quattro giorni, in modo da accertarsi della
sua effettiva idoneità a addossarsi le contaminazioni dei peccatori. Tanta
scrupolosità era dovuta al fatto che esso rappresentava il Messia, l’uomo nato
puro dall’inclinazione a peccare, subentrata nella natura umana a causa della
caduta di Adamo. Gesù, come anticipava l’agnello, sarà provato durante la Sua
intera vita sulla terra, senza che mai si sia riscontrata macchia di alcuna
trasgressione. L’apostolo Pietro evidenzia la celeste preparazione e
l’assoluta perfezione del sacrificio di Cristo, ponendo al di sopra dei metalli
più nobili della terra, quando scrive: “
Sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati
riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, ma con il
prezioso sangue di Cristo, come quella di un agnello senza difetto ne macchia. Gia
designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli
ultimi tempi per voi …” (I
Pietro 1:18-20).
La caduta dell’uomo non ha preso Dio di
sorpresa: Egli sapeva già che la Sua creatura si sarebbe corrotta, ma nel Suo
eterno amore aveva già provveduto un perfetto strumento per la sua redenzione.
Il trascorrere dei millenni non scalfisce minimamente l’efficacia purificatrice
dell’opera del Signore: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei
13:8). Pietro, poi, riferendosi ancora a Gesù, aggiunge: “Egli non commise peccato
e nella sua bocca non si è trovato inganno. Oltraggiato, non rendeva gli
oltraggi; soffrendo, non minacciava,ma si rimetteva a Colui che giudica
giustamente” (I Pietro 2:22-23). Ciascuna famiglia doveva sgozzare un
proprio agnello, tuttavia la contemporaneità delle uccisioni, all’imbrunire,
esprimeva che, sebbene fossero offerti tanti ovini, per Dio era come se
un’unica, innocente vittima compisse l’espiazione. Il sangue doveva essere
asperso sugli stipiti e sull’architrave delle porte, ma non sulla soglia,
simboleggiando l’inestimabile sacrificio di Gesù, che può purificare l’uomo più
indegno e corrotto, ma non deve essere calpestato, profanato da chi si illude
di sfruttare la bontà di Dio senza rispettare la Sua volontà. Dio avrebbe così
“guardato” al sangue del sacrificio come ad un rivestimento di giustizia, posto
sulla vita degli individui rifugiati all’interno della casa. Si trattava
pertanto di una salvezza unicamente basata sulla fiducia nel valore
purificatorio del sangue agli occhi di Dio. L’ Ebreo non poteva fare nulla di
più per scampare dalla morte! E’ scritto di Mosè: “ Per fede celebrò la Pasqua
e fece l’aspersione del sangue affinchè lo
sterminatore dei primogeniti non toccasse quelli degli Israeliti “ (Ebrei
11:28). Allo stesso modo, i credenti in Cristo sono salvati dal giudizio sul
peccato che è nel mondo, e quindi nella natura umana, non per quello che essi
sono in sé stessi, ma perché Dio li vede attraverso la giustizia di Cristo,
infatti “ Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede
nel suo sangue …” (Romani 3:25). Ecco l’Agnello di Dio! Ecco la Pasqua, il
“passare oltre” di Dio, che mirava già a Gesù immolatosi secoli dopo sulla
croce, quando affermava: “ … quand’io vedrò il sangue, passerò oltre, e non vi
sarà piaga su di voi per distruggervi …” (Esodo 12:13).
IL PASTO: LA COMUNIONE
“ Se ne mangi la carne in quella notte, la
si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo ed erbe amare. Non mangiatelo poco
cotto o lessato nell’acqua, ma sia arrostita al fuoco con la testa, le gambe e
le interiora. Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina, Quello che sarà
rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco “ (Esodo 12: 8-10).
Il pasto non era un normale banchetto, lo
stato d’animo era di serena fiducia e gioioso senso di liberazione, ma si
doveva riflettere che il fuoco del giudizio divino caduto su una vittima pura
ed immacolata permetteva tali sentimenti e certezze. L’apostolo Pietro ci
ricorda che prima di essere il pastore delle nostre anime, Cristo è stato “
l’agnello condotto allo scannatoio “ per prendere su di Sé l’ira del giudizio
divino (II Pietro 2: 24-25; cfr. Atti 8: 32-35). Le carni dell’agnello dovevano
essere mangiate. Ciò rappresentava la riconciliazione con Dio, seguente
alla giustificazione. L’ apostolo Paolo scrive: “ E voi, che un tempo
eravate estranei e nemici a causa dei vostri pensieri e delle vostre opere
malvagie, ora Dio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo
della sua morte, per farvi comparire davanti a sé santi, senza difetto e
irreprensibili, se appunto perseverate nella fede …” (Colossesi
1:21-23). Dio non entrava nelle case segnate dal sangue per sterminare, bensì
per condividere l’agnello offertogli, accogliendo i redenti nella comunione con
Lui (Romani 5:1; Apocalisse 3:20).
Affermare che il sangue di Gesù è stato sparso al Calvario non è
sufficiente, se poi gli uomini non nutrono personalmente la propria vita di
tutte le virtù del Suo carattere. Avere comunione con Dio non significa
soltanto dare un’adesione mentale a dottrine: occorre assimilare nell’intimo
del cuore la potenza della vita di Cristo offerta per noi. Gesù si riferiva
certamente ad un simile significato metaforico, quando disse: “Chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, ed io in lui" (Giovanni
6:56. Il comando divino di consumare interamente le carni dell’agnello poteva
unire due famiglie vicine. Tutti i componenti partecipavano in tale modo ad un
banchetto che stringeva in una comunione particolare: la condivisione della fede
nello stesso Salvatore e dell’ubbidienza allo stesso Signore. Gesù,
l’Agnello di Dio, non soltanto purifica ogni anima, ma unisce tutti i membri
del Suo popolo, costituito dai redenti di ogni luogo ! (Efesini
4:4-6).
IL CAMMINO: LA CONSACRAZIONE
" Mangiatelo in questa maniera: con i
vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in
mano, e mangiatelo in fretta: è la Pasqua del Signore“ (Esodo
12:11).
Il pasto era comunque frugale : gli Ebrei
dovevano mangiare in modo tale da restare in assetto di partenza per lasciare
l’Egitto, non appesantiti ma equipaggiati per un lungo viaggio. La comunione
con Cristo non fa indugiare nella vecchia esistenza, ma rende pronti a lasciare
ogni affetto per le cose di questo mondo, nel quale si diviene come pellegrini,
in marcia verso la meta celeste. "Perciò, avendo cinti i fianchi
della vostra mente e stando sobri, abbiate piena speranza nella grazie che vi
sarà recata nella rivelazione di Gesù Cristo; e, come figlioli d’ubbidienza,
non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quand’eravate
nell’ignoranza; ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi
in tutta la vostra vita condotta" (I Pietro 1:13-15). La consacrazione
cristiana è un progressivo avanzamento nelle vie di Dio, che si lascia sempre
più alle spalle ogni schiavitù spirituale e morale, camminando in novità di
vita, per seguire umilmente Cristo, “ l’Agnello, dovunque vada” (cfr.
Apocalisse 14:4). Abib, poi detto Nisan, era il primo messe del nuovo calendario religioso
giudaico. L’anno civile continuava il suo corso, ma iniziava
un’altra vita, segnata da una nuova relazione con Dio, basata sulla potenza
della redenzione.
Alessandro Cravana