Una delle prime obiezioni, riguardo all’esperienza pentecostale, si fonda sul fatto che, nel Nuovo Testamento, non esiste il termine “battesimo” riferito all’opera dello Spirito Santo, che quindi non sarebbe scritturale. Biblicamente, invece, Gesù stesso promise ai discepoli: “Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:5; Vers. N. R.) e Pietro, testimone della Pentecoste in casa di Cornelio, centurione romano, dirà: “Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’“ (Atti 11:16). Ne consegue che, per esprimere questa esperienza spirituale in termini teologici, è usato il sostantivo del verbo “battezzare”. Inoltre, l’obiezione ci sembra artificiosa perché, ad esempio, nell’ambito del cristianesimo, usiamo comunemente il termine “missionario” e tuttavia il vocabolo non si trova nel Nuovo Testamento. Sarà, inoltre, utile precisare perché usiamo parlare di battesimo nello Spirito Santo, piuttosto che di battesimo con lo Spirito Santo: la particella originale può essere tradotta anche “in” e, trattandosi di battesimo, cioè di immersione, ci sembra più coerente dire “battesimo in acqua”, “battesimo in Spirito Santo” (cfr. la Bibbia Versione Nuova Riveduta alla nota esplicativa di Matteo 3:11 e Luca 3:16).
Un’altra obiezione molto comune riguarda la manifestazione del battesimo nello Spirito Santo, che sarebbe un’esperienza interiore senza alcuna evidenza esteriore. Perfino gli aderenti ai movimenti di risveglio precedenti a quello pentecostale, i quali credevano che il battesimo nello Spirito Santo fosse un’esperienza susseguente a quella della conversione, ritenevano che non vi fosse alcun segno esteriore. Alcuni la consideravano come santificazione totale o, come la definiva Giovanni Wesley, la “purezza del cuore”; per altri era una manifestazione di santificazione pratica definita anche “pienezza dello Spirito” o “vita cristiana più profonda’’. A quest’ultima corrente evangelica di risveglio appartenevano D. L Moody, R. A. Torrey ed altri noti predicatori evangelici tra la seconda metà dell’ottocento e i primi del novecento. Questi predicatori e scrittori cristiani contribuirono a preparare i cuori dei credenti desiderosi di vivere una vita santificata e consacrata a Dio. Fu nel 1850 che, in questo ambiente di cristiani risvegliati, si cominciò ad usare la definizione di “battesimo dello Spirito Santo” per indicare il “rivestimento di potenza” come conseguenza della santificazione che si manifestava anche con la guarigione per mezzo della fede e i carismi quali profezia e glossolalia. Basti ricordare la testimonianza di un amico di D. L Moody presente ad una riunione dell’evangelista a Londra nel 1875, presso la sede dell’Y.M.C.A. (Associazione Cristiana dei Giovani), un movimento giovanile evangelico interdenominazionale, che scriveva: “Trovai la Riunione ‘piena di fervore’: I giovani parlavano in lingue e profetizzavano. Che significava tutto questo? Soltanto che Moody aveva predicato loro quel pomeriggio! Che tipo di uomo è mai questo?(1)”. Tuttavia, era opinione comune che questi fossero casi eccezionali e non collegabili direttamente al battesimo dello Spirito Santo. Fu soltanto nel 1901 che fu coniata la frase “evidenza biblica” riguardante le altre lingue, che si erano manifestate tra un gruppo di studenti della Scuola Biblica Bethel, con sede in Topeka (USA). Senza ricorrere ad uno studio specifico dei differenti periodi della storia del cristianesimo, questi studenti avevano cercato quale fosse il ruolo delle lingue nella Chiesa dell’era apostolica e scopersero che il “segno iniziale” del battesimo nello Spirito Santo era un fenomeno che si ripeteva sempre, mentre gli altri eventi quali “un suono come di vento”, e le “lingue come di fuoco” si erano manifestati soltanto il giorno di Pentecoste. Le lingue sono indicate come segno distintivo del battesimo nello Spirito Santo in alcuni testi del Nuovo Testamento riferiti a specifici episodi della vita della Chiesa del primo secolo:
a. A Pentecoste. “Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:4). Pietro confermerà che questa è la promessa divina universale, per ogni tempo e luogo, annunciando il piano divino dell’opera di Cristo, dicendo: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà” (Atti 2:38, 39; Vers. N. R.);
b. Nell’esperienza di Paolo. Dopo la sua conversione Saulo viene visitato da Anania, il quale “gli impose le mani e disse: ‘Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo’” (Atti 9:17; Vers. N.R.). Qui non è detto che Paolo quando fu “riempito di Spirito Santo” parlò in lingue, ma abbiamo la conferma stessa dell’apostolo quando afferma: “Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi” (I Corinzi 14:18);
c. A Cesarea. Pietro stava annunciando in casa di Cornelio “il lieto messaggio di pace per mezzo di Gesù Cristo … il Signore di tutti … Mentre … parlava … lo Spirito Santo scese su tutti quelli che ascoltavano la Parola. E tutti i credenti … che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che il dono dello Spirito Santo fosse dato anche agli stranieri, perché li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio” (Atti 10:36, 44-46);
d. Nella giustificazione di Pietro. L’apostolo dovette giustificarsi davanti ai fratelli di Gerusalemme sostenendo che l’opera di Cristo era universale e non soltanto per gli Ebrei. Narrò quanto era accaduto a Cesarea: “Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo scese su di loro, esattamente come su di noi al principio” (Atti 11:15; Vers. N. R.);
e. Ad Efeso. Ai discepoli che avevano creduto in Gesù ed erano stati battezzati “avendo Paolo imposto loro le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano” (Atti 19:6; Vers. N. R.).
Questi cinque casi evidenti confermano, senza ombra di dubbio, che il battesimo nello Spirito Santo si manifesta con il “segno iniziale” della glossolalia o parlare in altre lingue. Un altro caso descritto nel libro degli Atti ci conferma che il battesimo nello Spirito Santo è sempre accompagnato da evidenze esteriori. È il caso di Samaria dove si era manifestato un grande risveglio per la predicazione di Filippo, e “lo Spirito Santo … non era ancora disceso su alcuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Quindi [Pietro e Giovanni] imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo” (Atti 8:15–17). Anche qui non c’è alcun accenno alle lingue, ma “Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro, dicendo: ‘Date anche a me questo potere, affinché colui al quale imporrò le mani riceva lo Spirito Santo’” (Atti 8:18, 19). Con il battesimo nello Spirito Santo c’era stata una manifestazione visibile, un segno, un’evidenza esteriore. Non è detto quale fosse questo segno che Simone vide, ma possiamo logicamente dedurre che fossero anche qui le lingue, come in tutti gli altri casi. Quindi, ci sembra biblico e logico credere che il battesimo nello Spirito Santo si manifesti sempre con il segno esteriore delle lingue, mentre il “suono come di vento impetuoso che soffia” e “le lingue come di fuoco che si dividevano” furono manifestazioni unicamente legate alla prima Pentecoste. Abbiamo sempre parlato di segno iniziale, dato che esistono, nel Nuovo Testamento, altre evidenze che rivelano lo scopo del battesimo nello Spirito Santo, delle quali parleremo ancora.
