Oggi lo studente cristiano si trova a doversi confrontare con convinzioni molto comuni nel mondo della cultura. Si presume, infatti, che le persone intelligenti non credano più in forme religiose tradizionali. Quando perciò si sente parlare di fede evangelica che si fonda sulla Bibbia come completa verità divina, rivelata all’umanità, si giunge perfino alla derisione e allo scherno. Credere che l’intera Bibbia sia la Parola di Dio, ispirata, unica, infallibile ed autorevole regola di fede e di condotta, è certamente “fuori moda” ed in contrasto con le concezioni “scientifiche” moderne. Rifiutare tutto ciò che è tradizionale è il segno distintivo della cultura contemporanea! Inoltre, se gli interlocutori del nostro studente facessero una ricerca tra i più noti teologi non cattolici, scoprirebbero che soltanto una minoranza evangelica crede ancora nell’ispirazione totale e plenaria della Bibbia. Infatti, Emil Brunner, noto teologo protestante, afferma sull’argomento: “La dottrina ortodossa dell’ispirazione verbale (cioè che ogni parola della Bibbia, nel testo originale, rettamente compresa nel suo contesto insegna la verità e mai il falso) è stata definitivamente distrutta. È evidente che non esiste nessun legame tra essa, la ricerca scientifica e l’onestà”.

LA TEORIA MODERNA
Un docente di Nuovo Testamento presso la Yale University, in U.S.A., riassume accuratamente il tipico punto di vista moderno sull’argomento con queste parole: “La Bibbia è piena di cose che per una persona intelligente ed istruita di oggi sono totalmente incredibili o nel migliore dei casi discutibili… Lo sforzo prolungato della teologia, per difendere l’inerranza della Bibbia (cioè la sua completa verità, immunità da errore) dall’incalzare delle scoperte dell’astronomia, della geologia e della biologia, è stato caratterizzato da una serie di ritirate, conclusesi con una sconfitta, che ha spinto tutti i teologi saggi a muoversi verso una migliore posizione”.
Perfino Karl Barth, il più famoso teologo protestante contemporaneo, ha dichiarato che continuare a sostenere ciecamente questa dottrina fuori moda equivale a chiedere “un sacrificio all’intelletto”. Nonostante questi attacchi così drastici, i cristiani evangelici continuano ad affermare che tale posizione dottrinale non è soltanto vera, ma di fondamentale importanza per la fede cristiana. Il fondamento di questa convinzione è l’autorità di Gesù Cristo stesso, perché essi riconoscono Cristo Gesù come proprio Salvatore e divino Signore.
Come tale Egli ha autorità sovrana sull’intelletto e sulla vita dei Suoi discepoli.

LA BIBBIA: PAROLA DI DIO
L’insegnamento di Cristo sulla completa ed infallibile autorità della Bibbia è esplicito. Nel Sermone sul Monte Egli dichiarò:”… io vi dico in verità che finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, …” (Matteo 5:18). Una parafrasi moderna rende lo stesso testo così: “Il cielo e la terra passeranno più presto del puntino di una ‘i’ e del trattino di una della legge”. In Luca 16:17 Gesù si esprime in modo ancora più categorico: “Più facile è che passino cielo e terra, che un apice solo della legge cada”. Ed Egli dice ancora: “… la Scrittura non può essere annullata [rifiutata, messa da parte]” (Giovanni 10:35). Citando poi un testo di Isaia, il Signore ne parla come del “comandamento di Dio” (cfr. Marco 7:6-8).
La conferma che il Signore Gesù credeva ed insegnava l’ispirazione della Bibbia ci viene fornita da moltissimi studiosi di ogni tendenza. Adolf Harnack, famosissimo storico, afferma che Cristo, gli apostoli, gli Ebrei e tutta la Chiesa dell’era apostolica credevano nell’autorità infallibile della Bibbia. I critici moderni più contrari all’ispirazione della Scrittura sostengono che Gesù esprimeva l’opinione comune del Suo tempo quando sosteneva la propria fiducia nell’infallibilità della Bibbia. Queste dichiarazioni, pronunciate con scopi diversi, rappresentano la conferma storica che i cristiani evangelici sono in buona compagnia nel continuare a credere all’ispirazione della Bibbia. L’interrogativo da porsi riguardo all’ispirazione e all’autorità della Bibbia in realtà è un altro: “Che ne pensate di Cristo?”. Se, infatti, si accetta Cristo come divino Signore, è logico sottomettersi a Lui per accettare l’insegnamento sulla totale autorità della Scrittura. Non si può accettare la divinità e la signoria di Cristo e contemporaneamente rigettare l’ispirazione e l’autorità della Bibbia. Questa semplice logica spiega perché i cristiani evangelici, ubbidendo a Gesù Cristo il Signore, insistono nel ribadire che la Bibbia deve essere creduta ed ubbidita come l’autentica Parola di Dio. Chi non crede alla divinità di Cristo non potrà mai credere all’ispirazione della Bibbia e viceversa; se crediamo che Gesù Cristo è il Signore e Salvatore, accetteremo il Suo totale insegnamento e scopriremo che Egli esercita la Sua signoria su noi, ponendo come fondamento della comunione con Lui, la Sua Santa Parola: la Bibbia, per mezzo della quale possiamo conoscere la Sua volontà. Inoltre, Egli ha sparso il Suo Spirito Santo per aiutarci a comprendere le verità della Scrittura e a vederle attuate nella nostra vita quotidiana. L’ispirazione verbale e totale della Scrittura e la Sua unica autorità sono conseguenze logiche della divina signoria di Cristo.

POCO INTELLIGENTI?
I cristiani evangelici dimostrano poca intelligenza pretendendo di provare l’impossibile, vale a dire l’ispirazione totale e plenaria della Scrittura? Il caso continuerà ad essere irrisolvibile se i contradditori vorranno seguire le loro opinioni “scientifiche”, piuttosto che umiliarsi davanti all’insegnamento autorevole di Gesù. Così come esiste una logica della scienza umana, esiste una “logica della fede”. Spesso gli increduli non presentano la dottrina dell’inerranza biblica nei suoi giusti termini. Non viene mai affermato, ad esempio, che tutta la Bibbia sia stata dettata verbalmente da Dio agli scrittori sacri, facendo di loro degli “amanuensi” o degli “stenografi”, privandoli cioè del loro stile e della loro personalità. Non viene neppure sostenuto che la Bibbia impiega una terminologia scientifica come se fosse un’enciclopedia, né che tutte le dichiarazioni riportate nella Bibbia siano divine. Esistono, ad esempio, le parole di Satana o di uomini malvagi, oppure espressioni della mente e del cuore umano, tuttavia queste debbono essere considerate ispirate nel senso che Dio ha suggerito agli apostoli ed ai profeti di inserirle nel testo biblico. Credere all’ispirazione verbale e plenaria della Scrittura non vuol dire che quanto era considerato obbligatorio per Israele, nell’Antico Testamento, debba essere attuato dai cristiani. Esiste nella Bibbia una “rivelazione progressiva” di Dio all’umanità: “Iddio, dopo aver in molte volte e in molte maniere parlato anticamente ai padri per mezzo de’ profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figliuolo, …” (Ebrei 1:1, 2). Per ispirazione totale e plenaria della Bibbia s’intende che Dio per il Suo Spirito ha guidato gli scrittori sacri affinché le loro parole, interpretate alla luce del loro contesto grammaticale, linguistico e storico-culturale, insegnino verità divine senza errore.

E … LE DISCORDANZE?
I critici dell’ispirazione verbale e plenaria della Bibbia tornano alla carica mettendo in evidenza le presunte discordanze e le contraddizioni esistenti nella Scrittura. Ad esempio, come poter credere all’ispirazione della Genesi e del libro degli Atti degli Apostoli, visto che in Genesi è detto che settanta anime scesero in Egitto (cfr. Genesi 46:27) mentre in Atti è detto che erano settantacinque (cfr. Atti 7:14). Non c’è da turbarsi se sono mosse critiche di questo genere. Esistono diverse soluzioni per far tacere gli oppositori. Prima di tutto occorre ricordare che non è Luca a dire settantacinque; egli, infatti, riporta il discorso di Stefano, il quale ha citato questo numero usando la versione greca dell’Antico Testamento. La differenza tra Genesi ed Atti, infatti, è dovuta al fatto che nella versione greca dell’Antico Testamento i traduttori aggiunsero ai settanta del testo ebraico i cinque discendenti nati da Efraim e da Manasse. Per divina ispirazione Luca ha riportato il sermone di Stefano in modo corretto. Se si considera lo scopo dell’insegnamento di ogni passo biblico, molte delle difficoltà superficiali diventano irrilevanti. Naturalmente esistono difficoltà abbastanza rilevanti, ma questo non dovrebbe sorprenderci. Infatti, la Bibbia contiene migliaia di dichiarazioni che coprono un arco di secoli e che non esistono i manoscritti originali. Al testo è giunto fino a noi mediante l’opera di migliaia di copisti ed amanuensi, i quali, nel loro lavoro, hanno commesso errori di trascrizione. Tuttavia, occorre ricordare che la Bibbia, pur essendo verbalmente ispirata e senza errore, esprime le sue verità da differenti punti di vista; i suoi libri sono stati scritti in diversi periodi e in luoghi differenti. Per questo il problema delle discrepanze è inevitabile, ma tali “errori” apparenti provano che gli scrittori biblici non hanno cercato di copiarsi. Occorre ricordare ancora, per quanto riguarda l’autorità del testo biblico, che le varianti tra i diversi manoscritti più antichi giunti fino a noi sono circa duecentomila. Ma si tratta principalmente di errori di copiatura; quindici errori su duecentomila hanno una certa importanza, ma nessuno riguarda le dottrine fondamentali del Cristianesimo. Inoltre, i critici dell’inerranza delle Scritture non citando le nuove scoperte della scienza e dell’archeologia ripropongono in linguaggio moderno passi biblici che presentavano dei problemi fin dall’antichità. Affermare che non esistono difficoltà, superabili tra l’altro adottano soluzioni logiche, sarebbe falso, ma sostenere che tali discrepanze dimostrano che la Bibbia non è ispirata è assurdo.

LA BIBBIA È AFFIDABILE
La Bibbia, rettamente compresa, è affidabile e degna di totale fiducia. Gesù ci ha ordinato, come Suoi discepoli, di crederla, poiché per coloro che con serietà invocano il nome di Dio non esiste altra possibilità che accettare la Sua Parola. Questa è la posizione di forza dei cristiani evangelici: riconoscere Gesù Cristo come il Signore ed accettare con serietà la Sua sovranità. Altri, per quanto religiosi e culturalmente preparati, si ergono ad arbitri della propria fede religiosa e scelgono sé stessi, piuttosto che il Signore. La grande difficoltà che alcuni hanno con la Bibbia non ha a che fare, in ultima analisi, con la sua infallibilità ed autorità, ma piuttosto con l’ubbidienza al suo insegnamento. I cristiani evangelici debbono fare attenzione perché questo può essere anche il loro “tallone d’Achille cioè la possibilità di non ubbidire a tutto l’Evangelo. Nessun evangelico coerente con la propria fede in Cristo Gesù il Signore dovrebbe essere soddisfatto soltanto per il fatto che possiede una comprensione corretta della Bibbia. Le parole più dure di Cristo non furono rivolte a quelli che non credevano alla verità delle Scritture, ma a coloro che per negligenza la disubbidivano. Se crediamo che la Bibbia è vera, che possiede autorità divina ed è l’unico mezzo che ci rivela Cristo e la Sua volontà, dobbiamo meditarla ed ubbidirla costantemente. Come il Signore stesso ha promesso, lo Spirito Santo ci guiderà in ogni verità e ci aiuterà a vivere una vita di comunione e di ubbidienza a Colui che è il Signore delle Scritture.