Pur riconoscendo l’importanza assoluta della “nuova nascita” in Cristo, mediante l’opera dello Spirito Santo ed in conseguenza dell’ascolto dell’Evangelo, è fondamentale sottolineare che tutti i “nati di nuovo”, che hanno visto e sono entrati nel Regno di Dio, sono chiamati a sviluppare e a crescere nella grazia. E’ questo l’imperativo contenuto nella Scrittura: “…crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo …” (II Pietro 3:18).
Gli elementi essenziali per una buona crescita ed un regolare sviluppo spirituali, perché non si rimanga sempre “… bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento dottrina, …” (Efesini 4:14), sono: cibo sano, aria pura ed esercizio, proprio come per lo sviluppo naturale del corpo. Il cibo sano per lo sviluppo spirituale proviene dalla Parola di Dio: “Sta scritto: Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4) ed ancora: “Io ho riposto la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te” (Salmo 119:11).
Il secondo elemento è l’aria pura. Non esiste un’atmosfera più favorevole per crescere spiritualmente di quella della comunione con Dio per mezzo della preghiera. Se è vero che l’alimento essenziale per crescere è la Parola di Dio, è anche vero che il buon clima della preghiera eleva l’anima del credente “nei luoghi celesti”. Per mezzo della Sua Parola il Signore ci parla, per mezzo della preghiera noi parliamo a Lui. Questo rapporto con Dio è veramente essenziale: “Non cessate mai di pregare” (I Tessalonicesi 5:17) è l’ingiunzione dello Spirito Santo ai cristiani. Come non possiamo interrompere di respirare, così non possiamo interrompere di pregare. Questa elevazione dell’anima a Dio è assolutamente fondamentale nella nostra vita. Più che un atto di culto svolto in determinati momenti, che ha la sua ragione d’essere, la preghiera è soprattutto una “disposizione” dell’anima del credente verso il Signore.
Infine l’esercizio spirituale. Questo aspetto della vita cristiana che influenza moltissimo lo sviluppo del credente, troppo spesso viene dimenticato. Abituati nella religione formale del passato a ricoprire il ruolo di “spettatori”, che lasciavano nelle mani del clero tutto il servizio e l’attività, molti credenti, dopo aver accettato Gesù Cristo come proprio personale Salvatore e Signore, risentono ancora di quell’influenza nefasta. Tutti i cristiani sono dei “protagonisti”, poveri e ricchi, giovani e vecchi, donne e uomini, illetterati e istruiti, senza alcuna differenza, tutti i “nati di nuovo” sono chiamati a servire il Signore, secondo il dono ricevuto da Dio.
Non basta mangiare cibi sani e selezionati, non basta neanche respirare aria pura per sviluppare e crescere. Chissà quante volte abbiamo visitato delle persone malate che stavano seguendo una dieta ideale e respiravano l’ossigeno puro ma, a causa della loro immobilità, non erano in grado di alzarsi dal letto e di camminare, né di svolgere le proprie attività quotidiane, unicamente perché non facevano alcun “esercizio” fisico.
La stessa cosa accade per i cristiani che si cibano della Parola, hanno comunione con Dio, ma non crescono unicamente perché non s’impegnano in alcun “esercizio spirituale”.
Nel Nuovo Testamento ci sono tanti riferimenti all’esercizio e all’allenamento spirituali. L’apostolo Paolo molto spesso prende in prestito esempi e metafore dal mondo dello sport, in particolare dall’atletica per poi darne un’applicazione spirituale. Nella sua prima lettera a Timoteo, cap. 4 v. 8, è guidato dallo Spirito Santo a scrivere: “… l’esercizio corporale è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile ad ogni cosa, …”.
Un’altra versione traduce: “Allenare il corpo serve a poco, allénati spiritualmente”. E’ bene precisare subito che il testo non esorta a trascurare l’allenamento e l’esercizio fisico, ma “serve a poco”, in quanto è legato alla vita terrena che ha fine, mentre l’esercizio spirituale è utile ad ogni cosa, in quanto possiede un valore eterno.
Questo esercizio spirituale sottintende un impegno con delle caratteristiche ben precise:
a. È un impegno personale. “Esercitati”. Paolo apostolo riferendosi a questo allenamento spirituale afferma di sé stesso: “Io quindi corro ma non in modo incerto, lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria” (I Corinzi 9:26);
b. È un impegno giovevole. “Esercitati alla pietà”, oppure “allenati spiritualmente”. “Pietà” è un termine che deriva dal latino “pietas”, che non vuol dire misericordia o compassione ma devozione, pratica di culto, adorazione. È un rapporto d’intimità con Dio, che si manifesta con un servizio arreso. Per questa ragione è giovevole ed utile per la vita presente e per quella avvenire. Infatti, questo rapporto d’intimità con Dio e di servizio per la Sua gloria è di gran giovamento al credente per la sua felicità e per la piena realizzazione, ora, in questo mondo, ma anche per l’eternità;
c. È un impegno sistematico. Infatti, la frase “esercitati alla pietà” sottintende un impegno sistematico, duraturo e disciplinato. Allenarsi per un breve periodo non ha alcun valore.
Gli atleti sanno bene che l’esercizio deve essere continuo e secondo le regole: “… se uno lotta come atleta non è coronato, se non ha lottato secondo le leggi” (II Timoteo 2:5). Inoltre, gli atleti sanno bene, ed in parte ognuno di noi ne è consapevole, che non bisogna abusare delle proprie energie.
Vorremmo limitare il nostro allenamento ad un breve periodo, così presto ci stanchiamo e restiamo con il corpo tutto indolenzito, perciò è scritto: “I giovani s’affaticano e si stancano; i giovani scelti vacillano e cadono” (Isaia 40:30), perché non hanno ben calcolato il tempo del loro allenamento e si fondano sulle proprie forze. “Ma quelli che sperano [confidano] nell’Eterno acquistan nuove forze, s’alzano a volo come aquile; corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano” (Isaia 40:31).
Come per sviluppare fisicamente occorre tanto esercizio fisico, così per sviluppare spiritualmente occorre allenamento ed impegno.
Una delle caratteristiche del risveglio pentecostale, così grandemente benedetto da Dio, è proprio questo impegno a livello personale di ciascun credente salvato e battezzato nello Spirito Santo.”… voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme [nel vostro ambiente], e in tutta la Giudea e Samaria [nella vostra regione ed in quelle vicine], e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Questo è l’impegno e la chiamata per ogni cristiano. Quali devono essere i metodi d’allenamento? Ogni atleta ha un maestro, un allenatore, il quale è guida ed amico, consigliere e superiore. Il nostro perfetto e divino “Allenatore” è lo Spirito Santo, il Quale ha preparato delle tabelle e dei tempi d’allenamento per il nostro sviluppo spirituale. Tre regole sono state già descritte: cibarsi della Parola di Dio, entrare in rapporto con il Signore per mezzo della preghiera e allenarsi. Per questa ragione Gesù ha messo a nostra disposizione lo Spirito Santo, “Colui che ci aiuta”, Colui che permette di vedere riprodotte in noi le caratteristiche del divino Maestro.
Lo Spirito Santo ci aiuta, se noi siamo disposti ad “allenarci”, a manifestare “il frutto dello Spirito”, cioè il carattere di Gesù, il nostro Salvatore e Signore.
A questo allenamento personale e privato va aggiunto quello comunitario. Nessuno vive per sé stesso, ma siamo “membra gli uni degli altri”. Per questa ragione il Signore ha messo i credenti nella comunità locale. Il cristiano non è un isolato, un solitario, ma è parte integrante di una chiesa locale alla quale appartiene e nella quale è chiamato ad esercitare i talenti che Dio gli ha donati.
Il primo e migliore metodo per esercitarsi spiritualmente è quello della partecipazione alle riunioni e alle attività della chiesa. Gesù stesso ha garantito la Sua presenza tra coloro che si radunano nel Suo nome. “… dovunque due o tre son radunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matteo 18:20).
La partecipazione alle attività della comunità locale è un motivo di edificazione e di istruzione. Perfino le eventuali difficoltà, che spesso si incontrano nel corso della vita comunitaria, sono un valido allenamento ed una disciplina salutare perché possiamo svilupparci in Cristo.
Il secondo metodo è quello del servizio nella comunità. Gesù stesso non è venuto per essere servito, ma per servire. Il credente deve imparare a servire Cristo, mettendosi a disposizione dei propri fratelli. Troppo spesso desideriamo che altri prendano cura di noi e vogliamo essere “trastullati”, come si fa con i bambini capricciosi. Questo non è un segno di maturità, né una manifestazione di voler crescere e svilupparsi in Cristo. “Vuoi crescere, vuoi diventare maturo? Disponiti a servire il Signore, in qualunque modo”.
Non c’è alcun servizio che sia disonorevole, anche il più umile. L’importante è che lo svolgiamo “come servendo il Signore”, non di mala voglia né per essere onorati dagli uomini.
Infine, un altro prezioso metodo di allenamento è la continua ricerca della potenza dello Spirito Santo. Sei “nato di nuovo”? Ricerca il battesimo nello Spirito Santo, perché la promessa è per tutti; il Signore dona lo Spirito Santo a “… coloro che gli ubbidiscono” (Atti 5:32). Questa preziosa ed insostituibile esperienza che il credente fa con Dio è il mezzo principale per svilupparsi spiritualmente. Tutto diventa più semplice con la potenza dello Spirito Santo e così, con facilità, si potrà seguire il sentiero della santificazione, non come un duro e noioso cammino di rinuncia,ma come un glorioso viaggio costellato dalla luce della grazia divina e dalla gioia della presenza di Cristo nella nostra vita di credenti in Lui.Ricordiamo: non basta nascere, bisogna crescere; e il Signore ha messo a nostra disposizione tutto quanto è necessario per fare di noi dei “campioni che vincono la corsa ed ottengono il premio”.
“… corrono ben tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo” (I Corinzi 9:24).