Certamente, questa domanda è di fondamentale importanza per quanti hanno deciso di credere soltanto a quanto Dio ha afferma­to e fissato nella Sacra Scrittura. Per chiarire l’argomento, possiamo prendere spunto da un’affermazione fatta dalla massima autorità del cattolicesimo romano riguardo a Maria, che sarebbe stata la prima testimone della risurrezione di Gesù. Con tutto il rispetto che possiamo nu­trire per le argomentazioni umane, rite­niamo che NON sia “legittimo pensare che verosimilmente la madre sia stata la prima persona a cui Gesù risor­to è apparso”(1).

LA PRESUNTA AUTORITÀ DELLA TRADIZIONE

Tutto il problema risiede in una questione di fondo che riguarda il rapporto esistente tra la Sacra Scrittura e la Tradizione. Se si accetta che “la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente con­giunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine”(2), allora tutto è verosimile e spiegabile. L’Arcivescovo di Mi­lano ha dichiarato ai giornalisti che gli chiedevano che cosa pensasse di questa apparizione di Cristo a Maria: “Anche se i Vangeli non ne parla­no, la convinzione che vi sia stata fa parte della tradizione cristiana”: In­fatti “ne parla anche Sant’Ignazio di Loyola negli “Esercizi spirituali”(3). Il Libro degli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola, fondatore dell’Or­dine dei Gesuiti, risale al 1548. Quella tradizione, anche se è “recente”, secondo il magistero cattolico è affidabile e verosimile.

IL CONFLITTO TRA LE FONTI DELLA TRADIZIONE

Il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992 afferma: “Questa trasmissione viva compiuta dallo Spirito Santo è chiamata Tradizio­ne, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene ad essa stretta­mente legata… Le asserzioni dei santi Padri attestano la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega”(4).

Questa tradizione non è affidabile perché esistono asserzioni con­traddittorie di coloro che sono considerati Padri della Chiesa. Un no­to studioso ha affermato: “Fino al quarto secolo, la Chiesa invocò l’autorità di Gesù Cristo e degli apostoli. Dal quinto secolo in poi,

(1) Corriere della Sera, 22.5.97, pag. 15.

(2) Conc. Ecum.Vat. ll Dei Verbum,9.

(3) Corriere della Sera, ibidem.

(4) Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 1992, pag. 38, n. 78.

invocò anche l’autorità dei Padri”. A rigor di logica, infatti, la categoria dei Padri della Chiesa comprende gli scrittori cristiani dei primi quattro secoli, perché testimoni più vicini all’epoca delle origini della Chiesa. Costoro hanno protestato contro le deviazioni già allora pre­senti nell’ambito del cristianesimo ed imputabili alla Tradizione.

Ireneo (135/140-200 c.), vescovo di Lione, che aveva intuito il peri­colo che minacciava la Chiesa, affermò: “Le Scritture sono perfette, poi­ché esse sono la parola di Dio, dettate dallo Spirito. Esse sole sono la Tradizione apostolica manifestata al mondo intiero” (Adv. Haer. III).

“Donde viene questa tradizione?”, affermava Cipriano (200 c.-258), “dal nostro Signore, dal vangelo, dagli apostoli e dalle loro Epistole? Se così è, siano rese grazie al cielo! Si osservi questa santa e divina tradizio­ne! Un’usanza che non s’appoggia sulla verità, non è che un vecchio er­rore” ( Ep. LXXIV, c. 2).

Giovanni Crisostomo (344-407) non era meno categorico: “Le cose che s’inventano sotto il nome di tradizione apostolica, senza l’autorità della Scrittura, sono colpite dalla spada di Dio” (Matth. Hom. 49).

Girolamo (347 c.-420) autore della versione della Bibbia detta “Vul­gata”, affermava: “È una criminale arroganza aggiungere qualche cosa alla Scrittura” (Adv. Helv).

Se esistono contraddizioni tra i vari Padri della Chiesa, cioè i deposi­tari della Tradizione, come può quest’ultima essere affidabile al punto da essere posta allo stesso livello della Sacra Scrittura?

L’AUTORITÀ ASSOLUTA DELLA SACRA SCRITTURA

Non esiste, invece, nessuna discordanza tra gli Scrittori della Bibbia in generale e, nel caso specifico, tra quelli del Nuovo Testamento, in quanto “Ogni Scrittura è ispirata da Dio, e utile a insegnare, a riprende­re, a correggere, a educare alla giustizia” (II Timoteo 3:16). Affermare che i Vangeli non riportano tutte le apparizioni di Gesù dopo la Sua risurrezione, ma che debbono essere integrati dai vangeli apocrifi e da determinata letteratura mistica e spirituale, significa rite­nere che gli Evangelisti non sarebbero stati ispirati dallo Spirito Santo e quindi la Scrittura non sarebbe da sola la perfetta rivelazione divina al­l’umanità. Come giustamente afferma Vittorio Messori, noto scrittore cattolico, “Luca nel prologo del suo vangelo dice che prima di scrivere si è accuratamente informato e dunque scrive ciò di cui è a conoscenza. lo ritengo che probabilmente Luca godette anche delle confidenze di Ma­ria, perché si trovano nel suo testo tanti particolari sull’annunciazione, la natività e l’infanzia di Gesù”. Poi, non esponendosi più di tanto, alla deduzione dell’intervistatore: “Quindi se Luca tace …”, risponde: “O non c’è stata l’apparizione o Maria non ne ha voluto parlare” (5). Era for­se più logico dedurre che Maria non ne parlò a Luca, come Messori afferma in altra parte dell’intervista, perché: “Siamo nel campo delle pie ipotesi. Resta la libertà di credere o non credere a un’ipotesi del genere”. Tuttavia l’autorità morale e spirituale di chi ha presentato questa “pia ipotesi” confonde tanta gente semplice spingendola a dare un valore as­soluto a quello che valore non ha. A che serve incitare i credenti a legge­re la Bibbia se poi se ne mette in dubbio la totale ispirazione e perfezio­ne? E’ meglio seguire il suggerimento ispirato dell’apostolo a Timoteo: “Tu sarai un buon servitore di Cristo Gesù, nutrito delle parole della fe­de e della buona dottrina che hai imparata. Ma rifiuta le favole profane e da vecchie” (I Timoteo 4:6, 7). Oppure, come recita una parafrasi mo­derna, fornita di imprimatur cattolico romano: “Se … farai il tuo dove­re e sarai un buon ministro di Gesù Cristo, nutrito dalle parole della fe­de e dal vero insegnamento che hai seguito. Non perdere tempo a discu­tere sciocche idee, miti o favole; cosa da vecchie comari. Impiega, inve­ce, il tuo tempo e le tue energie a tenerti in buona forma spirituale” (6). L’apostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, afferma riguardo alle aggiunte umane all’insegnamento delle Scritture: “Ma quand’anche noi,

quand’anche un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che v’abbiamo annunziato, sia egli anatema” (Galati 1:8). E an­cora: “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mon­do e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8; Vers. N. R.).

Il principio basilare dei cristiani evangelici è: “Parliamo quando la Bibbia parla, tacciamo quando la Bibbia tace”. E’ pericoloso allontanarsi dalla Scrittura, l’unico saldo fondamento della verità. Questo sia un principio aureo per tutti coloro che vogliono essere genuinamente cri­stiani, fondati su “Tutto l’Evangelo”, per evitare innovazioni, ipotesi, interpretazioni dubbie e metodi che non trovano fondamento sicuro sul­la Parola di Dio.

(5) La Repubblica, 22.5.97, pag. 25.

(6) Una Parola, una vita, Alfa Omega, Roma 1981.